Rebecca libri

Dei diritti e delle fiere

Osservatorio sulle nuove forme di consumo editoriale e culturale

Le slide del Report, presentate il 10 marzo durante l’incontro a Tempo di Libri, sono disponibili e liberamente scaricabili qui.

La vendita all’estero di diritti di autori italiani (tutti! e non solo dei romanzieri che fanno più notizia) continua a essere in crescita: +10,1% rispetto al 2016. È sui tempi lunghi che si misura però il fenomeno: è un +36,5% rispetto al 2014; mentre dal 2001, anno di avvio di questo osservatorio realizzato assieme a Ice-Agenzia, si passa (in 16 anni) da 1.800 titoli a 7.230, appunto. Soprattutto venduti da editori attivi a Milano e in Lombardia: 55,7% nel 2017.

Restiamo anche un Paese che traduce molto dall’estero, spesso prima di altri colleghi stranieri. Abbiamo lettori (magari pochi) ma curiosi di letterature, generi, temi e autori stranieri. Il saldo risulta sì negativo, ma in progressiva riduzione, soprattutto negli ultimi anni. In ogni caso – tranne alcuni anni – stabile attorno ai 9-10 mila titoli di cui gli editori italiani acquistano i diritti dai loro colleghi stranieri.

Una crescita guidata – anno più, anno meno – da bambini e ragazzi (+7,7% sul 2016), dalla narrativa (+10,5%, ma veniamo da anni con tassi di crescita più elevati), dai libri illustrati (+6,1%), dalla saggistica (+6,3%), e dalla manualistica (+18,1%, ma è il settore che pesa in assoluto di meno, con appena il 2,5%).
Perché il nostro export è fatto da autori (scrittori, grafici, illustratori) di libri per bambini (43,0%) e di narrativa (23,1%). Assieme rappresentano il 66,1% del numero di titoli di autori italiani di cui vendiamo diritti all’estero. E poi ci sono le coedizioni, di fatto concentrate sui libri per bambini (60%-70% a seconda degli anni) e sui libri illustrati, che pesano di più sul versante coedizione rispetto a quello dei diritti (17%-18%) per le evidenti ragioni produttive.

Dove si vende? Soprattutto nei mercati europei (62,8%) e in quelli asiatici (13,9%). Sono però le aree dove la crescita è più contenuta: siamo poco sopra al 50% in un raffronto 2014-2017 (nel 2014 l’Osservatorio aveva subito un’importante riorganizzazione nella raccolta).
Difatti, su un arco di tempo decennale (2007-2017) l’Europa resta l’area in cui si cresce di meno, mentre esplodono tutte le altre aree geografiche, in alcune delle quali non si era presenti, o lo si era solo marginalmente. Lo stesso avviene in Europa: tengono le grandi editorie come quella francese, tedesca, spagnola e inglese, con cui la nostra editoria ha instaurato storicamente delle relazioni, ma crescono alcuni altri Paesi, come la Polonia che pesa (19,8% nel 2017) più della Spagna e i Paesi dell’area balcanica e centro-europea.

Segno di una editoria che non solo riesce a declinare su generi e tipologie di prodotti diversi la sua proposta e a professionalizzare in modo crescente questa attività, considerandola sempre più centrale nel modello economico della casa editrice, ma che «esplora» altri mercati.
Li esplora direttamente sfruttando le occasioni offerte dagli stand collettivi che l’Aie organizza assieme a Ise o al Ministero degli esteri, come mostra la crescita dei diritti in due aree geografiche: quella asiatica e quella del Medio Oriente (trainata però dalla Turchia).

D’altra parte questa è una strada che per forza di cose l’editoria italiana dovrà percorrere. Siamo, tra le grandi editorie, quella in cui il mercato linguistico coincide con quello economico, se si escludono nicchie di studiosi di italianistica o di storia dell’arte. Altrettanto non si può dire per quella inglese, francese (che ha le aree francofone canadesi e in parte della sponda sud del Mediterraneo), tedesca (con Austria e Svizzera), spagnola (con Centro e parte del Sud America), e perfino quella portoghese con il mercato brasiliano. Tanto che in molte nicchie editoriali è sempre più frequente imbattersi in libri pubblicati da editori italiani direttamente in lingua inglese per entrare attraverso i siti di e-commerce direttamente sul mercato internazionale.
La vendita di diritti si muove in questa direzione. Aggiungere ai ricavi di vendita di autori e libri di scrittori italiani sul mercato domestico (italofono) ricavi «secondari» che derivano dalla vendita di diritti a colleghi stranieri ma anche ad aziende che pensano a prodotti che andranno sui mercati della serialità televisiva, del cinema, dei videogiochi.

Prossimi eventi
Newsletter
Iscriviti alla nostra newsletter
Accesso utente