Festivaletteratura, si è conclusa la XXII edizione

Diego Guido su Rivista Studio ha tracciato un profilo di questo festival letterario di successo

Dal 1997, Festivaletteratura è uno degli appuntamenti culturali italiani più attesi dell’anno, una cinque giorni di incontri con autori, reading, percorsi guidati, spettacoli, concerti con artisti provenienti da tutto il mondo, che si ritrovano a Mantova per vivere “un’accezione ampia e curiosa della letteratura, che non si nega alla conoscenza di territori e linguaggi lontani dai canoni tradizionali”.

Diego Guido su Rivista Studio ha tracciato un interessante profilo della manifestazione conclusasi ieri a Mantova, analizzando come si costruisce un festival letterario di successo.

«Fatevi un applauso per l’affetto che ci mostrate». Luca Nicolini è un libraio di Mantova. Indossa un paio di pantaloni beige e una polo scura, e non appena pronuncia al microfono quelle parole, il pubblico di piazza Leon Battista Alberti gli restituisce il rumore scrosciante della stima per ciò che lui rappresenta lì, ossia il comitato organizzatore di Festivaletteratura. La scena dell’applauso è di mercoledì 25 luglio, poco dopo le 21. Il centro di Mantova è immerso dall’aria bagnata dell’afa padana. Nonostante il caldo, nonostante sia un mercoledì, riesco a contare quattordici file di quindici sedie l’una. Una platea di più di duecento persone a cui aggiungerne altrettante in piedi o sedute sui marciapiedi tutt’attorno. Loro e Nicolini sono lì per l’annuale rito della consegna del programma di quello che tutti in città chiamano semplicemente Festival.

Lo chiamano così dal 1997, dalla prima edizione. Tre anni prima la Regione aveva commissionato a Comedia, un’agenzia inglese, il compito di individuare se e come le più piccole province lombarde potessero trovare stimolo dalla cultura. Gli obiettivi erano ambiziosi. Si parlava di innescare flussi di turismo, stimolare l’imprenditoria, provocare evoluzioni urbanistiche, favorire l’occupazione giovanile. Quando gli inglesi scesero a Mantova, incontrarono una serie di interlocutori locali. Volevano capire da loro i margini, le criticità, le disponibilità verso eventuali progetti indirizzati su quei sentieri. La relazione finale che i consulenti di Comedia avevano confezionato per Mantova proponeva una rosa di interventi, tra cui «fare di Mantova un polo per congressi culturali», oppure «creare in città un’agenzia per la valutazione della qualità della vita». E poi citava Hay-on-Wye, un piccolo paese della campagna gallese. Nemmeno 5.000 abitanti e da diversi anni capitale britannica del libro usato.

L’idea era «fare di Mantova la città del libro», libro inteso come prodotto commerciale. Nella cittadina della contea del Powys aveva funzionato e l’economia locale, secolarmente ancorata alla pastorizia, era sbocciata grazie a questa nuova vocazione e ad una densità di librerie per abitante senza eguali al mondo. Tra tutti i soggetti coinvolti da Comedia nella sua indagine c’erano anche Luca Nicolini, appunto, e Marzia Corraini che assieme al marito dirige in città una casa editrice indipendente specializzata in arte contemporanea e storicamente legata a Bruno Munari. Al termine del progetto di consulenza le istituzioni non se ne occuparono più. Nicolini, Corraini e gli altri sei dell’odierno comitato organizzatore, invece, capirono che c’era del buono. Accantonarono l’idea di città del libro, ma capirono che da Hay-on-Wye avrebbero importato l’altra cosa per cui la cittadina è conosciuta. Il suo celebre festival letterario.

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