Il momento (Creusaide) (Magda Szabó, Anfora 2016)

Un consiglio di lettura al giorno dalla nostra rubrica "Affinità elettive"

Magda Szabó aveva con la mitologia una totale dimestichezza, avendo passato l’infanzia ad ascoltare i racconti del padre ispirati ai classici greci e latini. Arrivata a settantré anni, la scrittrice si dedica così a un’anti Eneide: immagina che a morire nella fuga da Troia non sia Creusa, la moglie di Enea, ma Enea stesso e che lei prenda il suo posto. Nasce così Il momento, Creusaide, un romanzo al femminile in cui gli eroi della tradizione fanno una misera figura.

“Attraverso il modello antiepico rappresentato da Enea-Creusa, Magda Szabó racconta e definisce anche il proprio passato, gli anni Quaranta-Cinquanta in cui fu costretta al silenzio, come tanti altri intellettuali e scrittori ungheresi, la politica, l’eroismo e la viltà, la fedeltà e il tradimento, tutto ciò che come donna e scrittrice della sua generazione aveva vissuto a poco più di trent’anni, all’epoca della svolta che impose lo stalinismo più feroce in Ungheria e ciò che ritrovò sulle rovine fumanti di quest’ultimo, attraverso la fase cruenta del post ’56 e del consolidamento kádáriano” scrive Cinzia Franchi sul Manifesto.

Le fa eco la stessa Magda Szabó, nella presentazione della 2a edizione ungherese del romanzo: “Ci avevano umiliati e declassati a cittadini di infimo grado, noi che non scrivevamo canzoni di elogio al tiranno. Non sono una buona cristiana fino al punto di poter dimenticare e perdonare la gioventù calpestata a morte. Da Virgilio avevo imparato che esisteva il modo con cui un autore riusciva a imprimere a morsi il proprio messaggio nell’albero del tempo; la volta del mio morso avvenne quando durante lo stesso anno persi le ultime due persone a cui appartenevo, prima morì mio marito, dopo mia sorella. Con una velocità sorprendente iniziai a diventare cieca e nessun medico assicurava che le operazioni che mi attendevano sarebbero servite. Mi sentivo talmente libera, abbandonata e miserabile a livelli mitologici, che percepii, era l’ora – forse con la scrittura dell’ultima opera – di imprimere a morsi anch’io il signum per tutto l’irrimediabile e incominciai a scrivere Il momento. Ci scrissi dentro tutto della vita, della morte, dell’amor patrio, della politica, del tradimento, della vigliaccheria, dell’eroismo, dei vivi e dei morti, tutto quello che non avevo mai veramente mostrato di me stessa a nessuno e che conoscevo sui doveri di uno scrittore così come l’avevo imparato dal mio maestro, da Tacito; apparentemente senza ira e fervore, in realtà amareggiata da morire, colma di impulsi omicidi che erano dissimulati dall’ironia scherzosa del linguaggio.”