La timeline dell’editoria

Un'infografica «Da Gutenberg a Zuckerberg»

Per Tempo di libri 2018, il Giornale della Libreria ha realizzato un’infografica sui processi di trasformazione del settore editoriale «Da Gutenberg a Zuckerberg». Giovanni Peresson (curatore dei testi insieme a Cristina Mussinelli) sulla rivista spiega i concetti messi al centro della narrazione.

Innanzitutto il fatto che l’innovazione tecnologica (dalla stampa a caratteri mobili di Gutenberg allo schermo dell’e-reader) non è di per sé un’innovazione editoriale. Gutenberg inventa una tecnologia; anzi, mette insieme un mix di tecnologie già note e utilizzate: la fusione e l’incisione dei metalli, il torchio per la spremitura dell’uva in uso nella campagne renane, la nuova «chimica» dell’inchiostro per stampa. Ma non inventa l’editoria: il formato grafico della sua Bibbia a 42 righe non è dissimile dai codici manoscritti.

Sarà solo successivamente che alcuni personaggi (Aldo Manuzio in primo luogo) «inventeranno» l’editoria e nuovi formati editoriali che prima non esistevano: i «libri portatiti», il libro illustrato, e poi progressivamente altri format. Saranno loro a guardare in modio diverso il mercato iniziando a concepirlo come «globale»: il Corano stampato a Venezia con l’idea di venderlo poi nell’impero Ottomano dai Paganini; il best seller di Galileo che, stampato in poche centinaia di copie a Padova, troviamo poco dopo nelle principali capitali europee e tre anni più tardi in traduzione cinese.

Il salto tecnologico obbliga l’editore a pensare in modo nuovo ai prodotti che con le tecnologie si possono realizzare, per rispondere a domande di cultura, informazione, svago, aggiornamento professionale provenienti dal pubblico. In fondo il limite dell’e-book, il suo arrestarsi nella crescita, sta proprio in questo: quali format, quali progetti editoriali le tecnologie legate al digitale mi permettono di offrire (in maniera economicamente sostenibile)? Il digitale, quale valore aggiunto può offrire al lettore rispetto ai formati tradizionali? (si veda questo articolo a titolo di solo esempio tra i molti casi monitorati dal Giornale della libreria). In fondo l’e-book deve ancora tutto il suo paratesto (frontespizio, colophon, indice, ecc.) a ciò che Aldo Manuzio aveva «inventato» a Venezia oltre cinque secoli fa.

Altro aspetto rilevante è quello legato alla capacità di trasferire al mondo dell’«editoria» ciò che proviene da altri mondi tecnologici: da quello del metallo, della siderurgia e dell’incisione (da cui in buona sostanza proviene l’invenzione della stampa a caratteri mobili) ai «garage» della Silicon Valley.

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