Le affinità elettive: consigli per lettori curiosi

I suggerimenti della redazione di Rebeccalibri

Calcio d’autore da Umberto Saba a Gianni Brera: il football degli scrittori, a cura di Antonio Donadio, La Scuola 2016, pp. 153, euro 11,00

http://www.rebeccalibri.it/catalogo/9788835045830-calcio-d-autore-da-umberto-saba-a-gianni-brera-il-football-degli-scrittori/

Il football è un sistema di segni, cioè un linguaggio, e Antonio Donadio ha percorso in lungo e in largo il Novecento alla ricerca delle parole di poeti, scrittori, giornalisti, cantautori che ne hanno scritto. Il calcio come metafora della vita ha tutte le caratteristiche fondamentali del linguaggio per eccellenza, quello che noi ci poniamo subito come termine di confronto, ossia il linguaggio scritto-parlato.

Donadio è innanzitutto poeta, il che spiega il grande risalto concesso, nella prima parte di questa antologia alle liriche sorprendentemente dedicate da poeti spesso anche illustri al calcio, quali Saba, Sanguineti, Luzi, Sereni… Non stupisce quindi la citazione di Pierpaolo Pasolini, che del calcio era ben noto appassionato cultore, oltre che fervente praticante: non a caso PPP compare anche nella bella foto di copertina.

Non mancano gli scrittori e i maestri di giornalismo (da Gianni Brera a Beppe Viola) o i cantautori (Roberto Vecchioni, Rino Gaetano, Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Jannacci, Ligabue…): dalla Partita di pallone di Rita Pavone fino al quasi gol di Niccolò Carosio.

E infine con grande onestà intellettuale l’autore non dimentica quelli che chiama gli “orrori del calcio”, ricordandoci, se mai ve ne fosse bisogno, le partite truccate, la violenza idiota e criminale e le inaccettabili morti attraverso le parole indignate del premio Nobel Dario Fo e di Giovanni Arpino, “tifoso pentito”.

 

Il risolutore. Una vita estrema, Pier Paolo Giannubilo, Rizzoli 2019, pp. 496, euro 20,00

https://rizzoli.rizzolilibri.it/libri/il-risolutore/

Col tempo sarebbe giunto a pensare di poter fare tutto ciò che voleva senza doverne rispondere a nessuno, e avrebbe finito col prenderci gusto. Due vite. Più nomi di quanti un uomo possa ricordare. Un bagaglio pieno di segreti inconfessabili. Per oltre vent’anni, la storia di Gian Ruggero Manzoni – pronipote di Alessandro e cugino dell’irriverente Piero – è stata una messinscena dai toni tragici, un buco nero da cui nessuno sarebbe potuto uscire vivo. Figuriamoci raccontarla.

Fino all’incontro con Pier Paolo Giannubilo, un’onda d’urto da cui è nato questo romanzo, il ritratto impietoso e intimo di un uomo qualunque con un cognome fatale che ha saputo fare di sé, del bambino Palla di grasso bullizzato dai coetanei a Lugo di Romagna, un’inspiegabile leggenda. Dalla militanza nella Bologna del ’77, segnata dall’amicizia con Tondelli e Pazienza e dal clima libertino del Dams, al reclutamento nei Servizi, dalle missioni under cover in Libano a quelle nei Balcani in fiamme, passando per ingaggi da killer, prodezze erotiche e sogni d’artista affascinato dalle avanguardie degli anni Ottanta: Ruggero firma ogni suo gesto con l’inchiostro dell’eccesso, dannato e insieme eroe, fuori da ogni schema e per questo irresistibile, sempre disposto a tutto pur di restare umano.

Con lucidità Giannubilo ci racconta ciò che dell’altro gli fa più paura come se si stesse guardando allo specchio, mettendo a nudo le contraddizioni che rendono unica una vita. Nelle sue pagine la grande Storia abbraccia la vicenda avventurosa di un irregolare fino a rendere impossibile riconoscere dove finisca l’una e inizi l’altra.

 

Il canto di Penelope, Margaret Atwood, Ponte alle Grazie 2018 (1ed. 2005), pp. 160, euro 13,50

http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&idlibro=9544&titolo=Il+canto+di+Penelope

Fedele e saggia, Penelope ha atteso per vent’anni il ritorno del marito che, dopo aver vinto la guerra di Troia, ha vagato per il Mar Mediterraneo sconfiggendo mostri e amoreggiando con ninfe, principesse e dee, facendo sfoggio di grande astuzia, coraggio, possanza e notevole fascino, guadagnandosi così una fama imperitura di eroe.

E intanto che cosa faceva Penelope, chiusa in silenzio nella sua reggia? Sappiamo che piangeva e pregava per il ritorno del marito, che cercava di tenere a bada l’impulsività del figlio adolescente, che si barcamenava per respingere le proposte dei Proci e conservare così il regno. Ma cosa le passava veramente per la testa? Dopo essere morta e finita nell’Ade, Penelope non teme più la vendetta degli dei e desidera raccontare la verità, anche per mettere a tacere certe voci spiacevoli che ha sentito sul suo conto.

La sua versione della storia è ricca di colpi di scena, dipana dubbi antichi e suggerisce nuovi interrogativi, mettendo in luce la sua natura tormentata, in contrasto con la sua abituale immagine di equilibrio e pacatezza.

Margaret Atwood, con la sua scrittura poetica, ironica e anticonvenzionale, dà voce a un personaggio femminile di grande fascino, protagonista di uno dei racconti più amati della Storia occidentale.