Proteggere i lavoratori e l’ambiente

Un percorso di lettura sulla scia della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro

Lo scorso 28 aprile è stata celebrata la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. Il tema scelto quest’anno è stato «Salute e sicurezza nell’utilizzo di prodotti chimici sul lavoro». Le sostanze chimiche sono fondamentali nella vita moderna e continueranno ad essere prodotte e utilizzate sui luoghi di lavoro. L’azione concertata dei governi, dei datori di lavori, dei lavoratori e delle loro organizzazioni può promuovere la gestione razionale dei prodotti chimici e realizzare un equilibrio adeguato tra i vantaggi che rappresentano le sostanze chimiche e le misure preventive e di controllo degli effetti indesiderati sui lavoratori, sulla popolazione e sull’ambiente.

Ma salute e sicurezza implicano anche promuovere il lavoro dignitoso e produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana per uomini e donne.

Leggiamo sul sito di Italia loves sicurezza, un “movimento di persone unite dalla stessa passione per salute e sicurezza”:

In Italia ogni giorno 3 persone perdono la vita sul posto di lavoro e altre 9 muoiono sulle strade, spesso nel tragitto casa-lavoro, e i numeri a livello internazionale sono ancora più impressionanti: si contano 6.300 vittime ogni giorno e 600 persone ogni minuto hanno un incidente sul lavoro. È il bollettino di una guerra che continuiamo a combattere, e a perdere.

Chiunque sia entrato in contatto con questa drammatica realtà non può non convenire su un punto: la scoraggiante stupidità della maggior parte degli incidenti. Disattenzione, disorganizzazione, eccesso di confidenza, scarsi investimenti per la sicurezza, sottovalutazione del pericolo, abitudini scorrette, fretta, superficialità, strafottenza, credersi superiori al rischio sono spesso i veri assassini.

È chiaro, quindi, che la risposta non può limitarsi a leggi e a sanzioni sempre più severe. Bisogna cambiare i nostri comportamenti, la nostra cultura. Un’impresa tra le più difficili al mondo, perché la cultura si fonda sull’abitudine – la nostra zona di comfort, da cui abbiamo paura a uscire: tenendoci al sicuro fra le nostre certezze, però, mettiamo in atto una resistenza al cambiamento.

Tuttavia, per quanto difficile, il cambiamento culturale è possibile. Pensiamo al fumo nei locali chiusi, una volta ampiamente tollerato, o alle cinture di sicurezza, che sono lentamente diventate una (buona) abitudine. Certo, le leggi servono, ma a fare la differenza è una diversa sensibilità culturale delle persone.