Se casa tua stesse bruciando quale libro salveresti?

Un pezzo di Sergio Garufi sul Foglio

Se casa tua stesse bruciando e potessi salvare un solo libro, quale sceglieresti? Prima o poi ogni amante dei libri si sente rivolgere una domanda del genere, e l’unica risposta adeguata sarebbe: quello più vicino alla porta. Ma nel giugno 1940 Walter Benjamin dovette rispondere seriamente a questo quesito, perché ebbe la disgrazia di trovarsi in una situazione simile. L’incendio lo avevano appiccato i nazisti e stava divampando in mezza Europa. Quando le fiamme lambirono il suo monolocale parigino di rue Dombasle, Benjamin scappò in treno verso il sud della Francia ancora libero e la prima tappa del suo calvario fu a Lourdes.

Con sé portava poche cose. Doveva viaggiare leggero, prevedeva l’attraversamento dei Pirenei a piedi. Lì, in una pensione con vista sulle montagne, aspettò invano per due mesi i documenti necessari all’espatrio e scrisse diverse lettere agli amici più cari. L’ultima la spedì il 18 luglio a Gretel Karplus, che lo aspettava al sicuro a New York, dove Benjamin avrebbe dovuto raggiungerla grazie a un salvacondotto procuratogli dal marito Theodor Adorno. A lei scrisse: «J’ai emporté un seul livre: les Mémoires du cardinal de Retz. Ainsi, seul dans ma chambre, je fais appel au Grand Siecle». Solo in una stanza d’albergo, in compagnia di un buon libro, esiliandosi nel passato, la sintesi della sua vita, la cultura intesa come rifugio, talismano, testamento, il linguaggio e il retaggio degli spiriti eletti.

Quel libro andò perduto, come tutto ciò che Benjamin portava con sé inclusi i suoi poveri resti, che pochi anni dopo finirono in una fossa comune a Portbou. Ma che c’entrava lui con Jean-François Paul de Gondi, il cardinale di Retz che si oppose a Mazzarino e fu poi sconfitto e imprigionato a Vicennes, dove scrisse le sue memorie? Forse perché pensava di somigliargli, perché si riconosceva nell’«indolenza che lo sorresse in gloria per molti anni, e nell’oscurità della sua vita errabonda e appartata», come scrisse ad Hannah Arendt? Oppure è perché presagiva un destino comune, dato che il cardinale fu inumato nella basilica di Saint-Denis e sulla sua lapide, per volere di Luigi XIV, non venne scritto alcun nome? Sia come sia, quel che è certo è che l’ultima lettura di un grande scrittore conserva sempre un certo fascino, e a volte, in assenza di contraddittorio, queste ultime letture addirittura si moltiplicano, come le reliquie dei santi.

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