Se vi doveste trasferire in un’altra città, che libri portereste con voi e perché?

Jazmina Barrera prova a rispondere sul blog Sotto il vulcano

Se andassi a vivere su un’isola urbanizzata e potessi portare con te solo una valigia da venticinque chili, che cosa porteresti?

Ogni volta che chiedo ai miei amici che hanno vissuto fuori dal paese che cosa dovrei infilare in valigia mi rispondono due cose diverse:

  • Tutto quello che laggiù sarà carissimo e che non potrai comprare, come il piumone, le lenzuola e i cappotti.
  • Niente, trovi tutto anche laggiù.

Ho delle amiche che si sono portate tantissime medicine, perché chissà di quali ricette avranno bisogno laggiù, perché forse non ci saranno le stesse cose e perché non si fidano delle farmacie straniere. Altre hanno preferito portarsi del mole e del chile piquín, e altre ancora non hanno retto alla tensione di fare una valigia per tre anni e hanno deciso di farla come se fossero tre mesi.

Provo a decidere che cosa mettere in valigia prima di lasciare il Messico per due anni. Lascio la mia stanza quando è finalmente perfetta: c’è la poltrona ideale, il letto migliore di tutti e librerie traboccanti. Ma poiché non mi posso portare quello che in realtà vorrei: la gente, il clima, la mia poltrona, il silenzio della mia strada e un pianoforte, mi rassegno a scegliere tra le cose portatili. L’idea, dicono, è partire con il minimo indispensabile. Non sono ancora riuscita a capire che cosa voglia dire.

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