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Viotto, Piero, Il pensiero moderno secondo J. Maritain

di Alessandra Callegari
Quest’ultima opera di Piero Viotto, che integra e completa i tre precedenti lavori dedicati a Jacques Maritain (P. Viotto, Dizionario delle opere di Jacques Maritain, 2003; Dizionario delle opere di Raïssa Maritain, 2005 e Grandi amicizie. I Maritain e i loro contemporanei, 2008, tutti editi per Città Nuova), fornisce ai lettori uno strumento ulteriore per esplorare le opere del pensatore francese al quale “ i panni del filosofo scolastico vanno troppo stretti” (F. Viola, La conoscenza della legge naturale nel pensiero di Jacques Maritain in Nove lezioni sulla legge naturale, Jaca Book, Milano, 1984, p. 11).
Viotto si è dedicato allo studio del pensiero maritainiano sin dalla sua tesi di laurea, discussa con Angelo Gambaro, e in questo libro si è proposto di rivedere quanto Jacques Maritain ha scritto in ambito di genesi e crisi della modernità, lavorando sui sessantacinque volumi della sua Opera Omnia che raccoglie libri, articoli, saggi, conferenze e recensioni che vanno dal 1913 al 1973.
La prospettiva adottata da Viotto è di carattere pedagogico, in quanto egli è convinto che “ai giovani non bisogna insegnare solo la storia della filosofia, che nel caleidoscopio delle multiformi soluzioni presentate li porterebbe verso un relativismo, e nemmeno solo una data filosofia, fosse pure la migliore, perché se acquisita acriticamente potrebbe inclinarli verso un fondamentalismo intellettuale”. Piuttosto, egli sostiene che sia necessario insegnare ai giovani a filosofare “affinché possano cogliere la verità ovunque essa si trovi e trovare essi stessi un sistema filosofico di riferimento convincendosi che anche i sistemi più diversi dal proprio contengono pur sempre qualche traccia di verità” (p. 15).
Nell’Avvertenza preliminare, Viotto afferma come la storia del pensiero moderno di Maritain rompa con gli schemi dello storicismo delle storie di impostazione idealista, come quella di Guido de Ruggero (Storia della filosofia, Laterza, Bari, 1918-1948, 7 voll.), o di impostazione marxista, come quella di Luigi Geymonat (Storia del pensiero scientifico, Garzanti, Miano, 1970-1976, 7 voll.), che hanno dominato la cultura italiana e alle quali si sono ispirati i manuali scolastici (pp. 7-8).
Nell’Introduzione, appunto, si precisa che per il filosofo tomista, discepolo di Bergson, esiste una filosofia perenne, ovvero quella data dalla ragione rispettosa delle regole del ragionamento, che approda a una conoscenza della realtà così come essa esiste. Essa, in se stessa non è greca o cristiana, non è occidentale o orientale, non è antica o moderna, ma è propria dell’uomo in quanto tale (p. 12).
Al fine di giungere a un’analisi approfondita dei caratteri propri della  filosofia moderna Viotto premette una breve disamina dei filosofi (in primo luogo Aristotele e San Tommaso) a cui Maritain continuamente rimanda nell’analisi della modernità. Tutto ciò in quanto lo stesso Maritain tenta, nella sua filosofia, di ristabilire un’armonia tra le scienze e le saggezze, come nelle Somme medioevali, contro la dissoluzione del sapere operata dall’Enciclopedia di Diderot e d’Alambert, sapere che i mezzi attuali della comunicazione elettronica ulteriormente polverizzano (p. 11).
Il pensiero di Maritain si caratterizza come antimoderno, nel senso di una decisa critica della modernità, attraverso una valutazione complessiva che mette in luce non solo “le verità impazzite”, ma anche i “guadagni storici”. Questi ultimi si possono adeguatamente valorizzare, a condizione di abbandonare la componente immanentistica che caratterizza la modernità e non permette alla pur valida esigenza di umanesimo di essere effettivamente “umanistica”. Pertanto, ciò che Maritain sottopone a critica non è l’Umanesimo in sé, ma il suo carattere antropocentrico, e il suo programma è rivolto a un umanesimo integrale, antimoderno, che attraversa la modernità pervenendo all’ “ultramodernità” mediante una serie di acquisizioni e rifiuti (G. Fornero, S. Tassinari, Le filosofie del Novecento, vol. 2,  p. 876).
Nella Premessa: la scienza e la saggezza, Viotto sottolinea come Maritain, a differenza di Kant che ha negato la scientificità della filosofia sostenendo che la parola “scienza” fosse propria della sola conoscenza dei fenomeni, rivendichi alla saggezza il suo valore scientifico. A tal fine, Maritain distingue tra sapere teoretico (conoscere per conoscere, la saggezza) e sapere pratico (conoscere per agire, l’etica, e conoscere per fare, l’arte), e analizza nella storia della filosofia la genesi del conflitto tra scienza e saggezza (p. 35).
San Tommaso e Aristotele (da cui San Tommaso ha ripreso la nozione di saggezza) sono perciò, secondo Maritain, i maestri che non subiranno tramonti finché l’uomo vorrà porre su solide basi, non solo la sua conoscenza, ma l’intera sua vita spirituale.
Nel primo capitolo, La nascita della modernità (pp. 51-122), Viotto evidenzia come il pensiero cristiano abbia saputo assumere gli aspetti positivi della modernità, conciliando l’oggettività della verità con la soggettività della coscienza, evitando gli errori del razionalismo, del marxismo, del freudismo, del pragmatismo che tanti danni hanno arrecato alla modernità. In particolare, la “disgrazia” dell’umanesimo classico, secondo Maritain, è stata quella di essere antropocentrico, di aver posto l’uomo a fondamento ultimo della cultura e della società, a dispetto di una filosofia centrata sull’oggettività del conoscere. Si passa quindi, come sottolinea Viotto, dal teismo del pensiero ebraico, greco, latino, cristiano, al deismo del pensiero moderno che finisce nell’ateismo delle grandi ideologie. La radice di tale capovolgimento è rinvenibile nel cogito ergo sum di Cartesio, che troverà in pensatori quali Lutero, Kant, Rousseau, Macchiavelli ed Hegel coloro che porteranno alle estreme conseguenze queste premesse soggettivistiche (p. 52).
In particolare, Maritain qualificava Galileo come uno scienziato liberale che, a differenza degli scienziati esclusivi, convinti che la scienza sia l’unico tipo di autentica conoscenza razionale di cui l’uomo sia capace, cerca di cogliere razionalmente le cose, scambiando tuttavia la scienza della natura come la filosofia della natura (p. 82).
Nel secondo capitolo, L’esplodere della modernità (pp. 123-200), Viotto considera i due grandi movimenti in cui “germina” la modernità, il razionalismo e l’empirismo, senza dimenticare alcuni pensatori che rappresentano una sorta di resistenza alla modernità, come Pascal, San Giovanni della Croce e Santa Teresa D’Avila (p. 125). La presa di posizione antimoderna di Maritain si giustifica come critica della filosofia della separazione e dell’identità. Maritain imputa la separazione a I tre riformatori: Lutero, Cartesio e Rousseau. Secondo Maritain, essi hanno separato e contrapposto, rispettivamente, natura e grazia, ragione e fede, natura e ragione.
Nel terzo capitolo, Il culmine della modernità (pp.201-235), Viotto prende in considerazione prima l’illuminismo nei diversi Paesi europei e successivamente il protagonista di questa età, a cui Maritain dedica particolare attenzione, cioè Jean-Jacques Rousseau. Maritain, sebbene consideri nelle Confessioni il pensiero di Rousseau fortemente autobiografico, si discosta da questi in relazione al mito dell’uguaglianza, sostenendo che esso sia frutto di una grossolana confusione tra uguaglianza e giustizia. Infatti, secondo Rousseau, le differenze tra individuo e individuo sono contrarie alla natura, mentre per Maritain un’uguaglianza che non riconosca la diversità rende impossibile il costituirsi di qualunque corpo sociale (p. 223).
Maritain nei suoi giudizi sulle opere e sugli autori considerati non si limita a descrivere il sistema filosofico preso in considerazione, ma proprio sulla base oggettuale dei dati raccolti lo giudica e lo confronta con le sue convinzioni, date dal suo essersi ispirato per tutta la vita al pensiero di San Tommaso.
Fondamentali sono le osservazioni sulla condizione umana, con cui Maritain conclude la sua storia della filosofia (XII, pp. 1023-1040), e che rappresentano il filo rosso che pervade, caratterizza e attraversa tutta l’opera ricostruttiva di Piero Viotto. In particolare, Maritain sostiene, a proposito della condizione umana, i seguenti punti: non può essere accettata come di fatto avviene nel pensiero occidentale che nel suo antropocentrismo rifiuta le istanze del sovraumano; non può essere rifiutata, come immagina la spiritualità indiana con un’ascesi inumana; può essere trascesa, come propone la filosofia cristiana, perché al di là della sofferenza e attraverso la sofferenza dell’esistere, l’uomo è chiamato alla beatitudine eterna (p. 15).
La pubblicazione del Pensiero moderno secondo Jacques Maritain ha il pregio, da un lato, di dare nuova vita a opere maritainiane ormai uscite dal circolo delle edizioni, dall’altro di fornire uno strumento  propedeutico per cogliere l’unità di un pensiero progressivo, quale era quello di Maritain, che non si contraddice pur sviluppandosi per compiuti approfondimenti, e che vuole mettere in relazione il filosofare con la filosofia.
Nell’incontrare l’altro, nella sua passione per l’altro, Maritain gettava, con fiducia, semi che nel tempo sarebbero germogliati e avrebbero dato frutto. Il filosofo francese sapeva cogliere i movimenti di bene presenti nell’altro praticando, in prima persona, il valore della relazionalità.
Jacques Maritain, questo credente appassionato della storia, risalta, in tempi di intolleranza e di discriminazione diffuse, come esempio di autentico dialogo in cui la saldezza dei principi si coniuga con il rispetto profondo dell’altro e di quanto vi è in lui di autentico e di positivo: il suo essere persona.
Indice
Avvertenza preliminare
Introduzione. La filosofia e la storia della filosofia
Premessa. La scienza e la saggezza
I. La nascita della modernità
II. L’esplodere della modernità
III. Il culmine della modernità
Elenco cronologico delle opere di Jacques Maritain
Indice delle tavole didattiche
Indice degli argomenti
Indice dei nomi
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