Fumare è un diritto e leggere un libro no?

La chiusura delle librerie e il divieto di consegna a domicilio favorisce la distribuzione on line

Se è vero che in questo periodo di clausura forzata ci riappropriamo anche degli spazi per la riflessione e la lettura, allora appare proprio miope, al di là delle considerazioni commerciali ed economiche, la decisione del Governo di vietare l’apertura delle librerie e la consegna a domicilio da parte di queste.

Lo hanno segnalato con forza sia Paolo Ambrosini, presidente dell’Associazione Librai Italiani, sia molti librai intervistati in questi giorni dai giornali locali e non: «È molto singolare che restino aperti i negozi che forniscono il cibo per i cani e non le librerie: penso che si sia trattato di un errore, peraltro comprensibile nella gravità del momento…
Avevamo deciso di restare aperti, come una prova di testimonianza civile. Poche ore al giorno e il trasposto a casa dei libri scelti al telefono dai lettori. Perché impedire anche questo? Se è possibile farlo per le pietanze, perché non per la lettura?».

Eppure i librai indipendenti si erano subito mobilitati, lungo tutta la penisola e con molta fantasia, per fornire servizi personalizzati. Poi la doccia fredda e il blocco. In realtà in questa situazione di lockdown ancora una volta si avvantaggia la grande distribuzione on line, una vera beffa per i librai indipendenti. Secondo i responsabili commerciali di Mondadori, così come di Ibs.it, e per non parlare di Amazon, in questo periodo le vendite delle librerie digitali sono aumentate dal 50% al 100%.