Le librerie che rischiano di scomparire

Emergenza librerie a Roma

Il grido d’allarme per le piccole librerie indipendenti arriva da Ilaria Milana, presidente dell’Associazione Librai Italiani di Roma, che annuncia, in un servizio video pubblicato da ANSA, la chiusura di molti punti vendita. Non è mai una bella notizia, quando si parla di chiusura di libreria, da un punto di vista economico, sociale e culturale. Nel servizio si parla della realtà capitolina, dove in dieci anni è sparita metà delle librerie, passate da 414 a 191 (-53%) e si prevedono molte altre saracinesche calate dopo Natale.

Le motivazioni sono molteplici: la scarsa marginalità con cui il libraio deve fare i conti facendo fronte alle tante spese da sostenere (affitto, stipendi, bollette…); il covid, che ha sospeso e limitato la possibilità di fare presentazioni in libreria, di vivacizzare questi piccoli luoghi dove si fa cultura vendendo libri; la preferenza per i canali considerati più fruibili e comodi, come le librerie online, ma con particolare riferimento al colosso Amazon, “che ha messo definitivamente in crisi il mercato librario”. Tuttavia, l’elemento più triste è lo scarso interesse per la lettura: “in Italia soltanto il 40% delle persone legge almeno un libro all’anno…, in Francia è il 90%,… è come se giocassi in un campionato con pochissimi tifosi” afferma una libraia intervistata nel corso del servizio.

Tutto ciò nonostante due provvedimenti presi dal Governo in carica nel 2020, il limite al 5% dello sconto sul prezzo di vendita del libro, e il riconoscimento delle librerie come bene essenziale con la consueguente possibilità di tenerle aperte anche nel periodo di lockdown.

Concludiamo con le amare parole di uno dei librai intervistati, costretto ormai alla chiusura: “alla fine siamo considerati come un’attività commerciale qualsiasi, … la differenza è poca tra salami e libri, però… senza salami si può anche vivere, senza cultura probabilmente questa società crolla”.