Ricordando Johann Baptist Metz

Un percorso di lettura sul teologo e filosofo recentemente scomparso

Lo scorso 2 dicembre, a Munster, all’età di 91 anni è deceduto Johann Baptist Metz, figura di spicco nel panorama teologico del ‘900. Dopo gli studi filosofici e teologici compiuti a Innsbruck e poi a Monaco di Baviera, si laurea in filosofia con una tesi su Heidegger e poi in teologia sotto la guida di Karl Rahner.

Detiene la cattedra di teologia fondamentale all’Università di Münster per 30 anni, dal 1963 e successivamente diventa professore ospite di Christliche Weltanschauung all’Istituto di filosofia dell’Università di Vienna. Tra i fondatori della rivista internazionale di teologia Concilium, dal 1966 entra nel comitato fondatore dell’Università di Bielefeld e dal 1969 diventa consulente del Segretariato per i non credenti e del sinodo delle diocesi tedesche a Würzburg (1971-1975).

Riconosciuto come il fondatore della nuova teologia politica, che ha avuto vasta eco nel mondo teologico e culturale, è importante ricordare come la sua maturazione teologica si snodi in alcune tappe, segnate dalle tre grandi “crisi” del XX secolo con cui egli si confronta: la sfida marxista alla teologia; Auschwitz e la negatività della storia; infine, la provocazione che viene dal Terzo Mondo, che richiede di uscire da una teologia “eurocentrica” e di camminare verso una ecclesiologia policentrica, particolarmente sensibile al dolore e alla sofferenza delle popolazioni terzomondiali. A questa tappa è strettamente legata la significativa attenzione rivolta da Metz alla Teologia della liberazione, attenzione sfociata in una visita alle comunità di base dell’America Latina.

Lo stile di «Teologo ma anche di pastore d’anime», come l’ha definito la conferenza episcopale tedesca, ha contraddistinto Metz nel cercare ed alimentare il dibattito culturale al fine di traghettare la teologia nella storia.

Rebeccalibri ne propone un percorso di lettura.