Rebecca libri

Falene (Eugenio Baroncelli, Sellerio 2012)

Le fulminanti biografie-in-una-pagina-sola (certe volte nemmeno quella) di personaggi noti, o meno ma sempre proverbiali, trovate da Baroncelli condividono una cifra comune. Non hanno nulla dei semplici e organizzati cataloghi di fatti e nemmeno sono esercizi di interpretazione o di critica. La tipicità è un’altra: si leggono come esempi o come svolgimenti a tema di massime appartenenti a una filosofia di vita (che verrebbe da dire vicina allo stoicismo). Si tratta quindi di biografie molto metafisiche e molto poco storiche.

Il tema di Falene, che funge da copione generale per 237 famose vite fallite attraverso i millenni, è nella frase: «Il solo stato di perfezione alla portata di un mortale è la morte». Di persone che hanno puntato vanamente a opere perfette, si mostra il vero coronamento della missione nella morte per lo più inusitata. Tanto che l’unico evento veramente razionale e coerentemente necessario di una vita sembra derivare dalla figura mitica del personaggio nel modo stesso in cui una conseguenza deriva da premesse logiche.

Baroncelli è suadente, e letto uno dei suoi schizzi viene voglia di passare all’altro abbandonandosi al loro essere allusivi, prestando pigro orecchio al ritmo che li governa che suona così vicino a quello che governò le sue» vite.

Questa raccolta di minibiografie è la terza dopo Libro di candele e Mosche d’inverno: di esse è piaciuto, come forse piacerà di questa, il capriccio che fa da presa alle diverse esistenze, il piccolo paradosso che stringe ciascuna e la sorpresa ironica che sanno suscitare. Quasi che la forma narrativa più adatta al dramma comico della vita sia quella più simile alle greguerías nello stile di Ramón Gómez de La Serna.