“Cari aspiranti scrittori…”

Marco Cubeddu su Linkiesta racconta la vita standard di un caporedattore alle prese con manoscritti illeggibili

Marco Cubeddu, caporedattore della rivista Nuovi Argomenti, spiega alcune semplici regole per farsi prendere sul serio dagli editori e finire, con la propria opera, in libreria.

 

Una caratteristica che unisce quasi tutti quelli che non riescono a farsi pubblicare con cui ho parlato negli anni è che, prima o poi, nel silenzio dei propri mugugni o in CAPS LOCK sui social network, trasformano in bandiera in nome della quale combattere l’elenco dei rifiuti editoriali eccellenti. Un ottimo modo per consolarsi alimentando la propria diffidenza nei confronti dell’agognato “mondo editoriale”: da Harry Potter a Proust, da Primo Levi a Moresco, da Moravia, che si autopubblicò “Gli indifferenti”, al caso di culto di Guido Morselli “che si è perfino ammazzato…”. Ci sono libri dedicati a questo argomento. E nutriti elenchi in rete. Ed è tutto vero: gli editori, gli agenti letterari, i critici, i lettori professionisti sbagliano eccome, e voi potreste essere esattamente quel caso su un milione di genio letterario che “non è stato capito”.

Però, pensateci un attimo: quanto è probabile? Quanto è probabile che siate proprio voi l’eccezione e non la regola? C’è un esempio molto banale, che quindi proprio per questo funziona, abusatissimo nei telefilm ospedalieri, da Dr. House, a Grey’s Anatomy, passando per Scrubs: se senti rumore di zoccoli, pensa al cavallo, non alla zebra. Statisticamente, la maggior parte delle volte, se sentite rumore di zoccoli, si tratta di un cavallo. Rarissimamente di una zebra. Cavalli=testi Illeggibili. Zebra=testi Leggibili (e/o bellissimi, interessanti, vendibili, etc, etc). Ci vuole una grande autostima per sentirsi zebre.

 

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