Rebecca libri

La fabbrica dei libri

Sviste, strafalcioni e ripetizioni anche nei libri di grande successo

Su LaStampa.it di martedì 14 (articolo che potete leggere integralmente nel link), Mario Baudino fa le pulci alla qualità (bassa) del mercato editoriale, specie quello che veicola i grandi successi. Poca cura, testi rivisti male e, peggio, scritti in modo approssimativo dai celebrati autori. Una ricognizione tra le patrie lettere da leggere d’un fiato. Di seguito un assaggio: “La scorsa settimana, sul Riformista, un articolo firmato con lo pseudonimo di Domenico Peste faceva le pulci ai finalisti dello Strega, scoprendo qui e là qualche distrazione, come «una macchina parcheggiata vicino al paese più vicino» in L’istinto del lupo di Massimo Lugli e un cadavere «ritrovato privo di vita» nel Bambino che sognava la fine del mondo, di Antonio Scurati. In quest’ultima caso la diagnosi è dubbia. E’ possibile che Scurati faccia il verso ai giornali, regno del refuso e di ogni tipo di errore, dati i tempi rapidissimi di scrittura e stampa. Un altro autore Ugo Barbàra, In terra consacrata, scrive che a un uomo d’affari l’eccessiva spregiudicatezza «era costata una catasta di protesti» (allitterazioni e cacofonia a gogò). Senza dimenticare, scrive ancora il Riformista, il lirismo di Filippo Bologna (Come ho perso la guerra): «Ad ogni figlio la vita come un incendio si mangia la boscaglia, si spingeva un po’ più in là, sempre più lontana la guerra, e gli anni difficili delle agitazioni contadine, ormai la vita sempre più lontana dalla vita» in cui è difficile non perdere il filo del discorso. E i vecchi marpioni editoriali sorridono con una certa superiorità, ricordando che questi errori non sono mai decisivi per il successo o l’insuccesso di un libro. Anni fa, quando uscì Seta, il best-seller di Alessandro Baricco, ci si accorse solo con notevole ritardo che l’autore lasciava «sfarfallare» i bachi, cosa che non deve assolutamente avvenire perché il bozzolo si squarcia e non se ne può più ricavare il pregiatissimo filo”. Nell’immagine: Antonio Scurati.

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