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Itaca: libri compagni di viaggio da trent’anni

di A cura di Chiara Morandi
Fonte: Itaca

Intervista a Eugenio Dal Pane, fondatore e presidente di Itaca, a cura di Chiara Morandi.

Trent’anni fa nasceva Itaca, costituita il 16 dicembre 1989. Da poche settimane era caduto il muro di Berlino. Sembrava l’inizio di un’era di libertà; ben presto, invece, altri poteri, meno appariscenti ma non meno pervasivi, si sarebbero imposti rendendo evidente che non basta abbattere i muri, occorre ricostruire i cuori.

 

Come è nata l’idea di fondare una casa editrice?

Itaca è frutto di ciò che è accaduto alla mia vita. Ho avuto la grazia di essere educato alla fede dalla mia famiglia. Poi a sedici anni ho ascoltato per la prima volta il servo di Dio don Luigi Giussani. Era il 1970; si respirava una diffusa domanda di cambiamento e l’ansia di costruire un uomo e un mondo nuovi. Pose a noi giovani una domanda: “Da dove può venire all’uomo la novità? Può venire dall’uomo stesso dal momento che egli è limitato? La novità può venire solo da fuori, da Dio”. Quell’annuncio ha segnato la mia vita, dandole un orizzonte definitivo e la coscienza di un compito: testimoniare e comunicare l’avvenimento cristiano.
Nell’agosto 1982 Giovanni Paolo II parlò al Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini, concludendo con una consegna: “Generare una civiltà che nasca dalla verità e dall’amore! Fratelli e sorelle, costruite senza stancarvi mai questa civiltà! È la consegna che oggi vi lascio. Lavorate per questo, pregate per questo, soffrite per questo!”. Quella consegna mi spinse a dedicarmi con ancora più intensità all’organizzazione di eventi culturali e alla pubblicazione dei testi degli incontri più significativi. Allora insegnavo fino a che sono maturate le condizioni per dare vita a Itaca.

 

Perché ha scelto questo nome?

Avevo letto un’intervista a Mircea Eliade nella quale identificava Ulisse come emblema dell’uomo che nel labirinto della vita rischia di smarrirsi, ma se trova la strada per ritornare a casa, a Itaca, allora egli diventa un altro essere. Ciò che mi muoveva era un’idea di cultura come il lavoro attraverso il quale l’uomo si prende cura di sé, diventa più se stesso e scopre la fraternità con gli altri uomini. Quel nome identificava il dramma dell’uomo in quanto tale, le sue domande – che senso ha vivere, lavorare, amare, avere figli, morire – e l’irriducibile desiderio di tornare a casa.

Come ha scritto Teilhard de Chardin «il pericolo maggiore che possa temere l’umanità è la perdita del gusto di vivere». Allora trionfa il nulla. Leggere è una modalità fondamentale per uscire dal labirinto e ritrovare se stessi. Appunto, «libri compagni di viaggio».

 

Che genere di libri pubblicate?

La nostra mission è «narrare, attraverso i libri, l’esistenza del bene, del vero, del bello, certi che la vita può sempre rinascere e fiorire». Facciamo questo attraverso la pubblicazione di testimonianze e storie di vita, saggi, libri d’arte, narrativa e poesia, testi di teologia e di pastorale, libri per bambini e ragazzi…

Da qualche anno pubblichiamo libri per la scuola e sussidi per la catechesi. Spesso in questi settori abbiamo l’impressione che ci sia una sorta di “gara al ribasso”. Poiché i bambini e i ragazzi sono “poveri”, gli si danno contenuti di basso profilo. Noi invece collaboriamo con Autori coi quali ci accomuna una stima per la ragione e il cuore dei giovani, certi che solo la bellezza possa strappare al nulla. Ovviamente occorre un adulto appassionato alla propria vita e a quella di chi ha di fronte. Pensiamo che ce ne siano tanti.

 

Che cosa è cambiato in questi trent’anni nel vostro lavoro?

In un primo tempo l’attività prevalente è stata la commercializzazione di libri selezionati dai cataloghi di altri editori, che sentivamo coerenti con la nostra mission. Nel tempo è cresciuta la produzione a marchio Itaca, sempre più apprezzata. Oltre ai libri produciamo anche mostre didattiche itineranti – su temi di arte o di arte e fede – che hanno avuto centinaia di migliaia di visitatori.

 

Come giudica il futuro del vostro lavoro?

Le persone hanno una inestirpabile domanda di senso e di bene. Se la nostra proposta sarà all’altezza di tale domanda, allora ci sarà futuro. Dobbiamo prendere atto che “Non siamo più in un regime di cristianità», come ha detto recentemente papa Francesco; occorre raggiungere le persone a una a una. Attraverso un libro una persona può essere destata al presentimento del vero e del bene, aperta alla speranza. Diceva san Giovanni Bosco: «Vi raccomando caldamente la diffusione dei buoni libri. Iddio solo conosce il bene che produce un libro donato come pegno di amicizia». È quello che cerchiamo di fare anche attraverso il nostro sito itacalibri.it, completamente rinnovato in occasione dei nostri trent’anni. Quanto più crescono insicurezza esistenziale e paura, tanto più occorre ricostruire l’umano: a questo serve la lettura.

 

Quali sono i vostri libri di maggior successo e quali progetti avete in cantiere?

Tra i bestseller ricordo Il Vangelo secondo Giotto, Dante poeta del desiderio, La Rosa Bianca, i romanzi La Promessa e Qualcosa di buono, Lettere a una carmelitana scalza di Giacomo Biffi, Le domande grandi dei bambini. Itinerario di prima comunione per genitori e figli, di cui a breve uscirà il cofanetto con i tre volumi. Stiamo lavorando a una collana dedicata ai bambini, libri attivi per introdurli alla grande arte. Tra i primi titoli I mosaici di Ravenna, Giotto, Van Gogh... La via della bellezza è una delle nostre principali direttrici perché apre all’infinito e all’eterno.

Fonte: Itaca
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