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Etica in fumetteria?

di Benedetta Morandini

Tutti siamo cresciuti con qualche fumetto in mano. È una tecnica immediata di raccontare, facile da percepire e veloce da leggere. Per molti passare all’edicola, chiedere del nuovo numero de… I Fantastici 4 … e finalmente trovarlo, è stata una soddisfazione. Ma che c’entra con l’etica questa … roba da bambini?

E se si provasse ad uscire dall’ambito del fumetto spillato da edicola? Se si provasse a varcare la soglia di una fumetteria? La troveremmo piena di libri, esattamente come una libreria, ma con vignette e illustrazioni. Perché il fumetto non è un genere letterario, ma una tecnica per raccontare. Certo, in edicola si trovano quasi solo storie d’avventura – americane o italiane –, ma la fumetteria apre la porta su un mondo vastissimo… non solo scazzottate tra supereroi o storie autoconclusive di topi e paperi.

E vi incontriamo tra l’altro anche l’ambito trattato da questo blog: l’etica. Tematica adulta, di solito discussa tra adulti, che ci farà tra i fumetti?

Graphic Journalism

Occorre guardare, in particolare, al graphic journalism: un ambito del fumetto che ha conosciuto un ampio sviluppo in questi ultimi decenni e che sfrutta immagini e balloon per raccontare la realtà, passata e presente, mettendone spesso in luce nodi etici significativi.

Diversi i modi di raccontare, ma tutti miranti a far conoscere al lettore una tematica e sensibilizzarlo a riguardo. Sono quasi sempre opere con un grosso lavoro di ricerca e interviste alle spalle, come per scrivere un saggio. È l’autore che poi sceglie se far prevalere la storia o l’aspetto didattico di ciò che sta narrando.

Questo permette una maggior dinamicità della storia, senza cadere in schemi o descrizioni pesanti per il lettore. Queste opere sono scritte per chiunque abbia voglia di leggerle e conoscere, non possono quindi essere troppo specifiche nel linguaggio o prolisse nel raccontare.

Viaggi e narrazioni

Così s’incontrano spesso lavori che descrivono i viaggi degli autori stessi alla scoperta di ciò che vogliono raccontare. Penso a La cicatriceuna giornata dei due autori alla scoperta della realtà ai piedi del muro che divide il Messico dagli Stati Uniti. Un libro breve, ma che non sacrifica nulla della crudezza della realtà moralmente problematica presentata.

In altri casi, invece, come in Rughe di Paco Roca, l’autore usa appieno la tecnica della narrazione per immergere il lettore nella realtà del malato di Alzheimer. Usa molto le interviste per esplorare la realtà di cui vuole raccontare (come è molto esplicito in Solchi del destino, in cui addirittura riporta a fumetti le conversazioni con l’ex soldato), e così permette al lettore di conoscere la quotidianità di questa situazione: ne emergono i piccoli dettagli tragici, ma anche una narrazione leggera e divertente di altri aspetti.

Il potere descrittivo e narrativo di questo libro lo ha portato infatti a essere inserito nella lista dei testi consigliati dall’Associazione malati di Alzheimer alle famiglie, per comprendere meglio tale patologia.

Un altro modo di far emergere contenuti morali è la biografia: in questo caso l’autore non entra nella storia in nessun modo, ma si documenta affinché essa diventi il più realistica possibile. È il caso per esempio di Jan Karski, che nella seconda guerra mondiale tentò di denunciare la Shoah, ma nessuno volle credergli. La scelta in questo caso è di dar voce a un uomo di cui non si è parlato molto nell’ambito della storia della seconda guerra mondiale, nonostante il grande coraggio dimostrato.

Ma non si può parlare di graphic journalism senza trattare della casa editrice BeccoGialloSicuramente una delle più specializzate in questo ambito, nel suo catalogo raccoglie fumetti storici, di significativi fatti contemporanei, ma anche biografie importanti.

Destinazione Freetown è uno dei primi libri pubblicati di questa editrice che ho avuto modo di leggere. In questo caso non vi è la narrazione di un viaggio fatto per conoscere, ma la scelta postuma di narrare la propria esperienza. Quella che si vede in questo caso è un’«immigrazione al contrario», volta a tornare nel proprio paese per aiutarlo con le competenze acquisite. In questo libro lo spazio dedicato all’aspetto descrittivo è più ampio, con la palese volontà di informare più esplicitamente il lettore e sensibilizzarlo maggiormente alla tematica.

Anche Chernobyl vuole descrivere la tragedia così com’è stata, tramite semplici didascalie. Ma in fin dei conti in realtà le didascalie finiscono per essere una piccola cornice di una serie di suggestioni che porta l’autore. Non sono tanto i dati a colpire in questo caso, quanto il vuoto e la sofferenza che ha lasciato nel cuore delle persone una tale tragedia, così com’è stata trovata dall’autore che è andato a visitarla.

Si potrebbe parlare per ore di fumetti che parlano di etica, anche se ognuno a modo proprio: da Persepolis a Maus fino ai viaggi di Guiy Delisle. Ma, a questo punto mi sono espressa abbastanza direi, la cosa migliore è senza dubbio cercarne uno e leggerlo!

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