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Intervista a Roberto Calzà di Vita Trentina e ViTrenD

di Rebeccalibri

Vita Trentina – espressione di una cooperativa rappresentativa della Chiesa locale-  è il settimanale che ogni giovedì racconta ai suoi lettori la “vita trentina” e porta in primo piano il ritratto di una comunità locale. ViTrenD è un marchio editoriale di Vita Trentina na­sce nel 2020ed è utilizzato per la distribuzione nazionale dei libri. Come naturale, la casa editrice è fortemente radicata nel territorio trentino e, allo stesso tempo, in relazione con tutta l’Italia e con il mondo.

In questa intervista ascoltiamo le parole di Roberto Calzà, Responsabile Editoriale.

INTERVISTA VITA TRENTINA VITREND

  1. L’aspetto più importante – e quasi obbligato – quando si incontra un editore, è collocarne il catalogo: linea editoriale, pubblico di riferimento, esperienze passate e ipotesi per l’immediato futuro. Come presenterebbe, per linee essenziali, la Vostra mission e la Vostra esperienza editoriale ai lettori di «Pensare i/n Libri»?

Siamo un marchio piuttosto giovane, quindi la nostra esperienza in campo editoriale è ancora un work in progress. Abbiamo comunque alle spalle un’esperienza storica come quella del settimanale Vita Trentina, con cui – pur con un’autonomia sia nelle scelte che nella programmazione – condividiamo valori di riferimento, iniziative e sicuramente anche una parte del pubblico che ci segue, quello più legato al mondo ecclesiale. Tuttavia l’idea della casa editrice è quella di allargare questo orizzonte, con proposte che incontrino anche lettori di provenienze diversificate. In questo senso la mission è quella di favorire il pensiero critico, proponendo storie di vita, saggi accademici e non (con una particolare attenzione alle specificità sociali, politiche e culturali del Trentino), senza trascurare di entrare nell’attualità con testi puntuali e di spessore. 

2. Quale è la differenza nell’uso del marchio tra Vita Trentina e ViTrenD?

Il marchio Vita Trentina è quello più legato alla storia del settimanale diocesano, con il quale ancora pubblichiamo alcuni volumi più caratterizzati dal punto di vista ecclesiale o geografico (es. biografie di sacerdoti o religiosi, il calendario Cinque Pani d’orzo e storie legate soprattutto al locale). ViTrenD invece è il marchio utilizzato per la distribuzione nazionale, attraverso il quale vogliamo veicolare il nostro messaggio a partire da alcuni ambiti privilegiati, di respiro più ampio, che abbiamo identificato in macroaree: Storie di vita, Formazione e ricerca, Il mondo intorno a noi, Saggistica.

3. Quali sono le vostre collane “storiche” e come si caratterizzano? Avete nuove collane in preparazione?

Attualmente l’unica collana in essere è “Le Colonne” di Vita Trentina con una serie di biografie (Armando Aste, p. Mario Borzaga le più recenti). Abbiamo recentemente avviato la collana “Echi teologici”, in collaborazione con l’Istituto di Scienze Religiose Romano Guardini di Trento.

4. Quante novità e ristampe avete in programma di pubblicare mediamente ogni anno?

In questi ultimi due anni la produzione è stata piuttosto vivace, con una decina di titoli ogni anno, numero che pensiamo sia lo standard adeguato alla nostra realtà. Sulle ristampe dobbiamo capire meglio quale sia la tendenza delle vendite e delle richieste, anche se alcune saranno necessarie per un doveroso aggiornamento.

5. Il 2024 segna i primi 4 anni di Vitrend, come immaginate i prossimi 10?

Siamo soddisfatti di questi quattro anni, abbiamo cominciato a comprendere le nostre potenzialità e definire la nostra identità editoriale e il riscontro che ci arriva dai lettori è positivo. I prossimi nostri dieci anni li immaginiamo come un cammino progressivo che ci permetta di diventare una casa editrice a tutto tondo, più organizzata e solida, capace non solo di raccogliere e rilanciare stimoli e proposte, ma anche di produrre al suo interno pensieri e iniziative editoriali di spessore.

6. Quali sono i criteri e le scelte alla base delle numerose collaborazioni con le istituzioni, associazioni e movimenti nella vostra attività editoriale?

Esistono collaborazioni che abbiamo ereditato dalla storia di Vita Trentina e altre che abbiamo sviluppato recentemente. Il punto di partenza è sempre la condivisione di alcuni valori di riferimento (in particolare il produrre un prodotto originale, di contenuto, capace di suscitare domande e riflessioni) e di un modus operandi che ci permetta di dire comunque la nostra, anche confrontandoci con soggetti tra loro molto diversi (cfr. attualmente collaboriamo con Fondazione Guetti, Museo diocesano tridentino, Istituto Scienze Religiose Romano Guardini).

7. Editoria come espressione di un territorio. Vi riconoscete in questa definizione e in che modo?

Condividiamo pienamente l’idea che l’editoria possa essere espressione del territorio. Non è un caso che Vita Trentina sia la promotrice di un progetto culturale come “L’Atelier degli editori Benigni”, un’iniziativa che – approfittando dell’opportunità di utilizzare gli spazi di una libreria storica – ha radunato altre sei case editrici locali per offrire alla cittadinanza una “vetrina” dell’editoria trentina a due passi da piazza Duomo, in pieno centro cittadino. Non tanto una libreria, ma un luogo in cui far incontrare persone, autori, case editrici, rilanciando l’idea che il libro è ancora un modo per promuovere cultura, relazioni, incontro. Purtroppo, è diffusa l’idea che l’editoria sia soprattutto quella che gira a livello nazionale con i marchi più noti, quando invece anche in loco si riesce a pubblicare titoli di grande valore che vanno conosciuti.

8. L’editoria digitale da alcuni anni è una realtà sempre più significativa e ora più che mai, anche a seguito dell’emergenza coronavirus che ha modificato in profondità i consumi e costretto alla chiusura di molte librerie. Qual è l’attenzione della vostra realtà editoriale alle “nuove tecnologie”? A vostro avviso quale valore aggiunto e quali sono le prospettive che esse offrono? 

Siamo consapevoli di essere in ritardo sull’ambito delle nuove tecnologie, sia in termini promozionali sia editoriali. Sicuramente si tratta di un aspetto che va maggiormente presidiato e che potrebbe offrire alcuni vantaggi e prospettive interessanti, soprattutto in termini organizzativi e di sistema, ottimizzando e velocizzando alcuni processi. Riteniamo però necessario non enfatizzarlo troppo, perché il rischio è quello di appiattirsi sulle novità e opportunità tecniche, dimenticando i contenuti o comunque riducendoli alle necessità richieste dalla tecnologia stessa. 

9. Come cambieranno il Vostro modo di lavorare, la programmazione editoriale e le scelte commerciali e di marketing dopo la diffusione dello smart working?

Attualmente non utilizziamo molto lo smart working, che peraltro riteniamo possa avere ricadute sostanzialmente positive in campo editoriale, in particolare in termini organizzativi e gestionali. Abbiamo infatti potuto sperimentare positivamente alcune collaborazioni con soggetti esterni che vediamo sostanzialmente a distanza, ma con i quali si è creato ugualmente una buona intesa con riscontri immediati e positivi sulla qualità del nostro lavoro. Ci risulta invece più difficile esprimerci sugli aspetti commerciali e di marketing che non sapremmo come collocare attualmente nel nostro orizzonte. 

10. Per un osservatore esterno vi è quasi sempre la tendenza a soffermarsi sulle affinità anziché sulle differenze, e quindi immaginare il pubblico dell’editoria religiosa come omogeneo. Quale è la sua opinione in proposito?

Crediamo che il pubblico spesso sia capace di apprezzare ciò che viene offerto e quindi anche di cambiare i suoi gusti, i suoi orientamenti, purché le proposte editoriali siano di qualità e di spessore. Quindi, nell’editoria cosiddetta “religiosa”. la responsabilità di trovare nuovi e diversi lettori, di dare un’immagine nuova e vivace di sé – evitando la “quieta piattezza” o la “comfort zone” – è tutta degli editori che dovrebbero essere disposti anche a “rischiare”, a lanciarsi in nuove iniziative, a valorizzare temi e autori anche inusuali. Non certo per rincorrere le mode, ma per essere promotori in prima persona di quella “Chiesa in uscita” di cui oggi c’è tanto bisogno.

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